Variazioni Goldberg
testo di Francesco Bissoli
Composta da Bach intorno al 1741, l'Aria con 30 variazioni (BWV 988) fu dedicata all'allievo Johann Gottlieb Goldberg e pubblicata a Norimberga dall'editore Balthasar Schmid. Secondo quanto riferito dal primo biografo bachiano, Johann Nikolaus Forkel, il Maestro scrisse l'opera su commissione dell'allora ambasciatore russo a Dresda e protettore di Goldberg, il conte Hermann Carl von Keyserling, che desiderava distrarsi ascoltando musica durante le lunghe ore di insonnia notturna.
Tradizione a parte, si tratta di un'opera speculativa, secondo la tendenza degli ultimi lavori del Kantor, volta a una considerazione scientifica della musica. Rappresentano la quarta parte della Klavierübung, di cui completano l'ampio quadro formale, e impiegano un processo compositivo ampiamente coltivato nel Seicento, ma sviluppato e trasformato in un ciclo di progressive, integrali modificazioni di una cellula musicale autosufficiente, in cui è protagonista la tecnica del canone. Il discorso contrappuntistico è sviluppato al massimo grado - come, in chiave diversa, sarebbe poi successo nell'Offerta musicale e nell'Arte della fuga - ed è organizzato secondo schemi matematici e precise simmetrie che conferiscono all'opera un'impareggiabile coesione strutturale.
Con l'eccezione della variazione finale, ogni tre brani è inserito un canone: il n. 3 all'unisono, il n. 6 alla seconda e cosi` via sino alla nona. Inoltre, mentre in virtù delle peculiarità ritmiche numerosi brani assumono lo stile di una danza, alcune variazioni presentano un titolo che riferisce ad un carattere o probabilmente ad una funzione ben specifica all'interno dell'intera sequenza; è questo il caso ad esempio della varizione 10 (Fughetta) o della 16 (Ouverture) che potrebbe suggerire una macro partizione dell'opera in due sezioni (variazioni 1-15 e 16-30) di cinque gruppi ciascuna. Vanno poi considerate alcune forti analogie strutturali che avvicinano ad esempio la variazione 12 e la 24, la 13 e la 25 inducendo ad una visione tripartita della composizione. Non si tratta di giochi matematici ma di tentativi di interpretazione di un capolavoro complesso magistralmente congegnato che al contempo tuttavia si presta anche ad un ascolto disteso, lontano da ogni riflessione analitica.
Scritte originariamente per clavicembalo, di cui svelano le più impensabili possibilità espressive, le Variazioni Goldberg sono state oggetto di varie trascrizioni per diversi strumenti che, rispetto alla tastiera, consentono di apprezzare forse con maggior chiarezza la densa tessitura contrappuntistica. Se consideriamo che nei secoli passati le elaborazioni erano prassi corrente e che lo stesso Bach trascrisse numerosi concerti di Vivaldi per organo, possiamo agevolmente superare i dogmatismi troppo rigidi per un approccio creativo ai suoi lavori.
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